Misto Pavimenti Rivestimenti Lecco Provincia

Mistò è oggi una realtà aziendale tra le più significative del settore pavimenti e rivestimenti in brianza e in Italia. Forti di una lunga esperienza, formata da più di 100 anni di lavoro sul territorio, offre ai propri clienti prodotti selezionati di altissima qualità. Le collezioni proposte compongono un ampia scelta di prodotti diversificati per ogni zona della casa: soggiorno, bagni, cucina, zona notte ed esterni.

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Pavimenti a Lecco

Negozio per la vendita di arredamento di piastrelle per rivestimenti interni ed esterni a Barzanò in provincia di Lecco – Lombardia

La nostra proposta commerciale comprende la fornitura completa di tutto il materiale relativo ai settori dell’arredamento del bagno e del rivestimento, interno ed esterno, degli immobili. Inoltre siamo specializzati nella fornitura di materiale ad aziende operanti nel settore, sia di piccole che di grandi dimensioni. Per completare l’offerta mettiamo a disposizione un nostro trasportatore per la consegna presso la vostra abitazione o eventuale cantiere in corso d’opera.
Il parquet (pron. “parchè”) è una pavimentazione composta da legno massiccio di spessore che può variare da mm 10 a mm 22 o dall’assemblaggio di singoli elementi di legno con spessore minimo di mm 2,5 (secondo le normative europee) ad un supporto che può essere in multistrato di betulla o altro prima della posa.
Le principali pavimentazioni in parquet distinguono in:

1.0- MASSICCIO SENZA INCASTRI SUI BORDI, GREZZO DA FINIRE IN OPERA
2.0- MASSICCIO CON INCASTRI SUI BORDI, GREZZO DA FINIRE IN OPERA
3.0- MASSICCIO CON INCASTRI SUI BORDI, PREFINITO
3.1- MASSICCIO CON INCASTRI UNCINATI SUI BORDI, PREFINITO
4.0- MULTISTRATO PREFINITO
5.0- INTARSIATO PREFINITO
6.0- INTARSIATO MASSICCIO DA FINIRE IN OPERA
7.0- INTAGLIATO MASSICCIO DA FINIRE IN OPERA
Le principali caratteristiche tecniche dei parquet sono:A.0- SUPPORTO DEI MULTISTRATI
B.0- ESSENZE (TIPO DI LEGNO)
C.0- FINITURA
D.0- TRATTAMENTO DI CARTEGGIATURA O LAMATURA (TIPO DI LAVORAZIONE DELLA SUPERFICIE)
D.1- TRATTAMENTO DI CARTEGGIATURA O LAMATURA (TIPO DI LAVORAZIONE DELLA SUPERFICIE)
E.0- SCELTA
F.0- FORMATO \ DIMENSIONI
G.0- SPESSORE DEL LEGNO NOBILE
H.0- DUREZZA SUPERFICIALE
I.0- DUREVOLEZZA PER TIPO DI UTENZA
J.0- DURABILITA’ COMPLESSIVA

Pavimenti e Rivestimenti Lecco e Provincia

Oltre ai suddetti pavimenti tradizionali in legno massiccio monostrato sono sul mercato i cosiddetti pavimenti multistrato prefiniti composti da uno strato superiore in legno nobile, il cui spessore può variare, a seconda del prodotto, da 6 mm a meno di 1 mm (detti comunemente ‘impiallacciati’):comunemente lo spessore si aggira sui 3/5 mm. Al di sotto dei 2,5 mm di spessore si ricordi che non è da definire parquet. Quando lo strato di legno nobile è incollato su un supporto in legno dolce si parla di due strati, che può essere in multistrato (cioè più sfoglie da circa 1mm di spessore l’una) o lamellare (cioè una sola sfoglia spessa più millimetri). I multistrati in betulla europea rappresentano il top della stabilità (non si creano fessure tra le tavole). I lamellari eventualmente possono essere controbilanciati incollando una lamina della stessa essenza (in modo da avere un “sandwich” simmetrico) che sarà quella che andrà poi effettivamente posata (in questo caso flottante) sul massetto (prefinito a tre strati).Legni nobili comunemente usati sono: rovere, doussié, wengé, olivo, noce, iroko, teak, merbau, afrormosia, faggio, Cabreuva, Panga Panga e Padouk.In quanto pre-finiti in laboratorio (e non in opera) si prestano a finiture particolari quali colorazioni tramite pigmenti, decappature (cioè colorazioni a pigmenti in contrasto tra la fibra e la base del legno), spazzolatura della fibra (la quale conferisce effetto ruvido;è il contrario della levigatura), microbisellatura dei lati della tavola (spigoli smussati e non vivi), piallature a mano, spigoli spaccati sui vari lati della tavola, piano sega (la superficie della tavola presenta seghetteture trasversali rispetto all’andamento della venatura), thermotrattamenti (lasciato essiccare per x tempo a x temperatura il legno nobile cambia tono di colore scurendo in tutto lo spessore).Il trattamento finale può essere ad olio o vernice.La finitura ad olio (quelli vegetali hanno residui tossici quasi nulli) richiede una manutenzione costante e non è idrorepellente nel primo periodo di vita (un anno circa con manutenzione corretta) quindi è soggetto ad aloni ma conferisce l’aspetto più naturale.Le vernici sono di più facile manutenzione e in commercio se ne trovano di “naturale UV o effetto cera” con meno gloss di lucentezza rispetto alle vernici satinate (semi lucide).Il parquet una volta esposto alla luce e all’aria, a pavimento finito, inizia un processo di ossidazione che lo porta a cambiare colore (tipicamente ma non esclusivamente, scurendosi) e rendere più omogenee le sue venature (tipico comportamento del Teak Asia). Questo processo varia per velocità ed intensità in riguardo alla specie legnosa (normalmente i legni esotici ossidano di più), alla quantità di luce a cui viene esposto, e alla finitura applicata (diversi tipi di vernici possono dare sia risalto al colore e all’ossidazione che limitarlo molto), e sebbene visibile in modo evidente nei primi mesi di vita del pavimento, può proseguire via via più lentamente anche per svariati anni.Il parquet è un materiale sempre ‘vivo’ e quindi risente degli sbalzi di umidità estate/inverno tipici delle abitazioni moderne: in condizioni di scarsa umidità le tavolette si restringono leggermente portando a fessurazioni della pavimentazione, che poi lentamente si richiudono al ritorno in condizioni di umidità normale. Condizioni di umidità eccessiva (condensa, perdite d’acqua o infiltrazioni anche leggere ma continuative, cattiva manutenzione) portano le tavolette a imbibirsi ed allargarsi, fino ad arrivare a spingere e sollevarsi dal sottofondo, strappandolo, o, per essenze particolarmente nervose (quali tipicamente legni sudamericani) in casi eccezionali addirittura a danneggiare i tavolati del locale.La maggior parte dei problemi di stabilità sono stati comunque risolti dal parquet multistrato che risente molto debolmente delle variazioni termoigrometriche dell’ambiente in cui è inserito.Il parquet può essere posato a terra incollato (con colle viniliche o bi-componenti), o galleggiante, o inchiodato (nella tipologia “listoni” o anche prefiniti di spessore circa mm 22) su sottofondo in cui siano stati precedentemente annegate delle liste di legno, con sezione a coda di rondine (dette magatelli) dove si va effettivamente a conficcare il chiodo che fissa la tavola. La posa inchiodata, vista la particolare preparazione del sottofondo, la buona manualità richiesta, la necessità di tavole spesse almeno 22 mm, e gli effetti secondari non più facilmente accettati (possibilità di avere tavole che si muovono leggermente scricchiolando) sta rapidamente diventando desueta. Listoni da 22 mm, che fino agli anni 1980/1990 venivano inchiodati, ora vengono essiccati con metodi particolari (sottovuoto) dal produttore, conferendogli maggiore stabilità, e incollati con collanti appositi.

Parquet

Le piastrelle in gres porcellanato sono ottenute tramite il processo di sinterizzazione di argille ceramiche, feldspati, caolini e sabbia, materie prime che vengono prima macinate (trasformate in barbottina), poi finemente atomizzate fino a raggiungere una polvere a granulometria omogenea adatta alla pressatura.La cottura avviene ad una temperatura di circa 1150-1250 °C in forni lunghi sino a 140 m dove la materia prima è portata gradualmente alla temperatura massima, lì mantenuta per circa 25-30 minuti, e sempre gradualmente viene raffreddata sino a temperatura ambiente. Il processo di cottura determina la ceramizzazione/greificazione dell’impasto, attribuendone le tipiche caratteristiche di resistenza alle abrasioni, impermeabilità, longevità.Durante la cottura avvengono però varie deformazioni sulla materia precedentemente pressata. Il restringimento dimensionale post cottura si aggira intorno ad un 7%, per cui i prodotti di maggiori dimensioni (60×60 cm, 120x120cm) vengono solitamente rettificati tramite mole ad umido, successivamente alla cottura. Al termine della fase di cottura le piastrelle vengono suddivise per classi omogenee di calibro e tono. Il materiale non pienamente conforme ai parametri dettati dalle norme UNI viene declassato (2a, 3a scelta, stock, ecc.).Con le attuali tecnologie produttive si possono ottenere piastrelle con formati variabili da 5×5 a 180×180 cm, con spessori da 7 a 20 mm, che possono essere smaltate e non smaltate. L’impasto di Porcellanato, nella norma di colore beige chiaro può anche venire colorato nella fase di atomizzazione per cui il prodotto finito viene chiamato colorato in massa, prodotto di caratteristiche eccellenti sia per uso privato, sia per uso pubblico.Tecnicamente le norme UNI definiscono porcellanato la ceramica che possiede un coefficiente di assorbimento all’acqua minore dello 0,5% (UNI EN 176 ISO BI)Il Gres è utilizzato soprattutto per produrre mattonelle per i bagni e le cucine. Si ottiene per mescolanze argillose naturali che producono ceramiche dette, appunto, greificate. È necessaria una temperatura tra 1200 °C a 1350 °C. I colori variano a seconda dei composti ferrosi presenti. Per ottenere grés bianchi si utilizzano impasti artificiali a base di argille cuocenti bianche e rocce quarzoso-feldspatiche che inducono la greificazione della massa. Possono venire smaltate: come per tutte le altre ceramiche, dopo la cottura vengono colorate allo stesso livello dell’impasto, che contiene, di solito, un 33% circa di argille caolinitiche (bianche), un 50% di fondenti (principalmente feldspato) e la percentuale restante di materiali inerti (sabbie o quarzo).

Gres porcellanato

Pavimenti e rivestimenti a lecco – Lombardia

La Brianza (Brianza o Briansa in dialetto brianzolo) è un’area geografica della Lombardia, a nord di Milano. Con il termine Brianza viene indicato un territorio della Lombardia non corrispondente a un ente territoriale. Infatti i suoi comuni afferiscono a quattro differenti province. Per quanto concerne l’etimologia, il nome Brianza deriva probabilmente dal termine celtico brig (colle, altura) il quale si mantiene col medesimo significato ancora oggi – per lo più nella forma bricch – in molti dialetti settentrionali, tra cui il brianzolo[1]. Come confini generali dell’area regionale si possono indicare il Canale Villoresi a sud, l’Adda a est, le valli prealpine fin dove nasce il Lambro a nord e il fiume Seveso a ovest. Nonostante la mancanza di un’istituzione territoriale, il senso d’appartenenza a quest’area è decisamente spiccato tra i suoi abitanti. Le diverse zone della Brianza presentano del resto numerosi tratti che le accomunano tra loro e le differenziano dal resto della Lombardia, di natura geografica, demografica, economica, sociale, culturale e linguistica.Google+Albiate
Besana in Brianza
Briosco
Carate Brianza
Correzzana
Giussano
Renate
Triuggio
Veduggio con Colzano
Verano Brianza
Biassono
Desio
Lesmo
Lissone
Macherio
Muggiò
Nova Milanese
Seregno
Sovico
Vedano al Lambro.
Agrate Brianza
Aicurzio
Arcore
Bellusco
Bernareggio
Burago di Molgora
Busnago
Camparada
Caponago
Carnate
Cavenago di Brianza
Concorezzo
Cornate d’Adda
Mezzago
Ornago
Roncello
Ronco Briantino
Sulbiate
Usmate Velate
Vimercate
Barlassina
Bovisio-Masciago
Ceriano Laghetto
Cesano Maderno
Cogliate
Lazzate
Lentate sul Seveso
Limbiate
Meda
Misinto
Seveso
Varedo
Annone di Brianza
Bosisio Parini
Cesana Brianza
Civate
Colle Brianza
Costa Masnaga
Dolzago
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Galbiate
Garbagnate Monastero
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Suello
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Verderio Inferiore
Verderio Superiore
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